Uno sguardo indietro

La formazione finanziaria

In Italia nel campo degli investimenti abbiamo dei seri problemi relativi alla formazione finanziaria dei cittadini, alla loro consapevolezza nelle manovre finanziarie, nella conoscenza dei vari strumenti di investimento che possono essere loro proposti. Per comprendere quanta verità vi sia in questo, dobbiamo volgere lo sguardo al recente passato, solo poco più di due anni fa, quando scoppiò il problema delle famose quattro Banche che fallirono, poi in modo rocambolesco salvate con un provvedimento urgente del Governo, allora guidato da Matteo Renzi, preso nel Week end a banche chiuse, che provocò il disastro per i risparmiatori di quelle Banche che finirono per la maggior parte sul lastrico. Probabilmente se il Governo non fosse intervenuto il danno sarebbe strato ancora maggiore coinvolgendo molte più persone e con la perdita di molti posti di lavoro. Questo lo dobbiamo anche ammettere, cionondimeno fu un vero disastro.

Questo accadeva nel 2015 e le perdite registrate dai risparmiatori delle quattro Banche che hanno subito la risoluzione pesano ancora oggi sulle loro tasche. La cosa enne, per modo di dire, risolta con le procedure europee consentite in quel momento, se a stessa cosa si fosse verificata dopo poco tempo, a gennaio del 2016, il danno sarebbe stato decisamente più pesante per i risparmiatori. Infatti, da gennaio 2016 è entrato in vigore il Bail in; Che cosa significa? Fino a prima di tale norma la legge consentiva al Governo di intervenire per sanare la situazione relativa al fallimento o gravi perdite delle banche attraverso l’intervento finanziario pubblico, quindi ponendo sulle spalle dei contribuenti, con le tasse, l’onere del salvataggio delle banche; con il Bail in, la nuova normativa Europea determina che a provvedere al salvataggio della Banca o comunque a coprire gli oneri del fallimento non debba più essere lo Stato ma gli azionisti e i risparmiatori della stessa Banca.

Il Principio del Bail in

In fondo il principio teorico del Bail in non è sbagliato; si parte dal presupposto di libertà di ciascun risparmiatore di togliere in qualsiasi momento i propri investimenti da una banca, chiudere il conto e trasferire il tutto in lidi più sicuri. Un latro concetto è che se un investitore cerca il massimo rendimento deve anche essere consapevole che sopporterà un maggiore rischio, quindi se poi qualcosa va male nell’investimento, le perdite relative non possono essere scaricate su altre persone che non siano quelle che hanno ricercato alti rendimenti; in altre parole, se l’investimento va bene, l’investitore avrà un guadagno che di certo non condividerà con altri, se la cosa a male, ugualmente la sua perdita non può essere condivisa ma deve ricadere sulle sue spalle. L’investitore deve essere attento a ciò che accade, se non provvede a spostare il suo investimento presso Istituti più solidi nel momento in cui la sua Banca vacilla, si presuppone che lo faccia per scelta consapevole, quindi se ne deve assumere rischio e carico. Fino a qui la teoria, la pratica ci dice cose diverse.

Se volete, fate una prova: chiedete a qualche risparmiatore, a qualche investitore se conosce la differenza tra obbligazioni subordinate e obbligazioni ordinarie. Obiettivamente, quanti sapranno dare una risposta corretta? E non parliamo di alta finanza ma soltanto di strumenti comuni di investimento. La realtà è che la maggior parte dei cittadini italiani non ha assolutamente una cultura finanziaria, nemmeno le conoscenze di base, per cui certamente se un funzionario di Banca prospetta un investimento come conveniente e sicuro, l’investitore si fiderà, ancora di più se tale funzionario o Direttore è uno dello stesso paese, una persona conosciuta e stimata.

Ecco, quindi che crolla uno dei principali presupposti del Bail in: la consapevolezza precisa ed informata dei risparmiatori su ciò che viene proposto e la consapevolezza dell’andamento della propria Banca ne panorama nazionale. I risparmiatori si fidano dei funzionari e dei Direttori perché non hanno strumenti di conoscenza per poter valutare criticamente e consapevolmente ciò che viene proposto.

Cosa è accaduto da allora? E’ cresciuta la formazione finanziaria degli italiani, la loro istruzione rispetto agli investimenti. Non sembra proprio e questo apre la strada a prossimi problemi, speriamo di no, analoghi a quanto accaduto. Alla Prossima Crisi!

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